Condividi l'articolo LO SCORPORO ENI-SNAM: IL SESTUPEDE PERDE UNA ZAMPA: Sbagliarono i conti e chiamarono il prof. Monti. Occorreva che i primi quadrassero e non sape ...
Sbagliarono i conti e chiamarono il prof. Monti. Occorreva che i primi quadrassero e non sapendo come fare si misero ai piedi di un uomo quadrato e tutto d’un pezzo avvezzo ai listini e alle tabelline. Ma, a parte il fatto di essere inquadrato da un pezzo nell’entourage dei poteri forti internazionali, da Goldman Sachs alla Trilaterale, costui ha dimostrato di non conoscere né la geometria politica elementare e nemmeno la ragioneria basilare, tanto da farci precipitare nel vuoto economico come e più del suo screditato predecessore. Se poi qualcuno gli fa domande sul futuro dei nostri figli, come recentemente il giornalista de La Sette Formigli, il Premier tace per qualche lungo minuto generando lunghissimi sbadigli e la truce sensazione di essersi fatto trovare impreparato all’interrogazione. Per il Professore è il contrappasso, prima del definitivo trapasso. Così lo Stivale, ormai lacero e scalzo e con le piante insanguinate per i troppi balzelli a piè impari (la banca campa mentre il banco nazionale salta), incespicante su politiche economiche sempre più pedestri, messe a punto da illuminati maldestri con la laurea in arroganza, si è ritrovato a scalciare in una più grave situazione. Questi presunti docenti dell’emergenza, dopo aver dimostrato di ricoprire le loro cariche governative senza alcuna competenza che non sia quella rinveniente della tracotanza, si stanno spingendo ben oltre i compiti loro affidati, certificando che la Tecnica al potere è soltanto l’ultimo stadio di una decadente “politicanticaglia” che per salvarsi vuole liquidare il Belpaese. Siamo persino all’assurdo che mentre si lasciano immutati i vecchi problemi si mettono impropriamente le mani nelle poche cose che ancora funzionano in Italia, in nome di più alti ideali che contrastano con gli interessi strategici del paese, evidentemente troppo prosaici per i grandi cattedratici. Si accapigliano per le teorie economiche non avendo nemmeno un’idea seria da mettere in pratica. Que viva il mercatismo, il liberismo e il keynesismo che ripongono la politica nel ripostiglio! Perché tanta urgenza, per esempio, da parte del bocconiano nel firmare il decreto di scorporo di Snam da Eni? Come mai, con tutte le preoccupazioni che ci attanagliano, dalla disoccupazione ai fallimenti plurimi di imprese iugulate dalle tasse e da agenzie di prevaricazione più che di riscossione (Befera come sinonimo di bufera), il Ministro Passera diventa, contravvenendo alla cognonomastica, più veloce di un falco nel presentare sotto il naso di Monti tale atto di smembramento di una conglomerata di Stato? Ci viene suggerito dagli esperti: per garantire maggiore concorrenza che calmiera i prezzi in favore dei consumatori. Come sono gentili e umani, proprio loro che finora con la falce si sono lanciati sul nostro tenore di vita abbassandolo al livello dei tacchi. Sicuri che di questo si tratti e non piuttosto di un consumato pretesto per sradicare un fiore all’occhiello dell’industria nazionale? Del resto, lo abbiamo già sperimentato in anni recenti allorché sono state spacchettate altre società pubbliche, vedi la Telecom, svendute a capitani coraggiosi spalleggiati dai partiti, senza che i consumatori s’accorgessero di alcun miglioramento, né nel servizio e nemmeno nei costi. Evitiamo di prenderci in giro e diciamo come stanno veramente le cose. All’Europa e agli Usa non è piaciuto il protagonismo dell’Eni su mercati esteri per loro sbarrati poiché nessuno vuole fare affari con i prepotenti. E non gradivano nemmeno che il governo italiano ammettesse responsabilità storiche nei confronti di popolazioni sottomesse, creando un pericoloso precedente mondiale per chi è stato coinvolto in imprese coloniali ancora più banditesche, pagando per il proprio passato ed investendo per il reciproco futuro. Ma i padroni sono predoni e all’accordo bilaterale preferiscono la razzia sbrigativa a suon di bombe, Libia docet. Per tali ragioni al Cane a sei zampe si vogliono limare le unghie e poi pure amputare gli arti affinché non sconfini ancora dal suo ambiente e non si spinga su un territorio che le iene considerano di assoluta pertinenza. Questo Governo di conigli vestiti come pinguini sta azzoppando il sestupede per dimostrare ai cacciatori globali che la bestia d’ora in poi starà a cuccia. Come iniziale atto di compiacenza gli asportano la zampa Snam.
Fonte: conflittiestrategie
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