Bitcoin 2018: il mining potrebbe subire uno stop

La notizia arriva direttamente da Bloomberg e Reuters: la Cina potrebbe mettere uno stop al mining del Bitocoin. La notizia è contenuta in alcuni documenti ufficiali made in China datati il 2 gennaio 2018. Perché la Cina potrebbe vietare o diminuire in mining del Bitcoin? Ecco le motivazioni addotte dal governo cinese.

Perché la Cina potrebbe vietare il mining del Bitcoin?

Attualmente il mining è un’attività a grande dispendio energetico: la produzione del bitcoin ha un costo in kilowatt che è paragonabile al consumo di molte piccole nazioni mondiali, anche europee. Questo costo energetico è sostenuto principalmente dalla Cina: in Cina, il “costo di estrazione” di ogni singolo Bitcoin si aggira fra i 5.000 e i 6.000 euro circa, mentre in altri paesi occidentali, a causa di un più elevato costo dell’elettricità, si arriva anche a 15.000 o 20.000 euro per ogni Bitcoin estratto. L’ingente dispendio energetico ha portato il governo cinese a considerare l’idea di una diminuzione forzata della fornitura dell’energia elettrica alle mining pool, ovvero agli stabilimenti in cui operano i miners con i loro computer. Le ragioni addotte dal governo cinese hanno a che fare con:

  • il prezzo della corrente elettrica
  • il land use, ovvero l’utilizzo del suolo
  • il sistema di tassazione delle pool
  • la protezione dell’ambiente

L’origine di queste azioni risale già a novembre del 2016, quando il governo ha reagito alle preoccupazioni espresse dalla Banca Centrale Cinese.

Per indagare sulla faccenda, il governo ha spedito degli ispettori ad indagare sulle attività delle pool per verificare che il mining venga ridotto, e le ispezioni avranno luogo con cadenza mensile. Le regioni dove l’interesse e le indagini del governo si focalizzano sono lo Xinjiang e la Mongolia Centrale: qui l’elettricità è particolarmente economica e abbondante grazie alla presenza di numerose miniere di carbone per gli impianti termoelettrici.

Una mining pool di Bitcoin
Una mining pool di Bitcoin

Alcuni esperti di finanza e della situazione cinese sostengono che il governo non interverrà per intralciare troppo pesantemente il Bitcoin e il mining. Sono stati già fatti tentativi in questo senso, ad esempi sul fronte delle ICO: atualmente, gli elementi che giocano a favore della continuazione del mining sono le preoccupazioni del governo circa lo scontento (ovvero il caos) che scaturirebbe nella platea di investitori e il ruolo economico sempre più rilevante, a livello nazionale e globale, delle industrie legate al Bitcoin che hanno sede a Pechino.

Le reazioni alle presunte minacce del governo non si sono fatte attendere: dove possibile, sono stati impiantate centrali idroelettriche private per alimentare i computer delle pool di miner, in modo da schivare i pretesti ambientali e logistici che il governo mette in campo per ostacolare il mining.