Le criptovalute sono sempre più popolari e in molti casi hanno un valore elevato, è normale quindi che attirino l’attenzione di ladri e malintenzionati.

Nonostante le criptovalute siano nate anche per far fronte a problematiche legate alla sicurezza, non mettono del tutto al riparo da furti, spesso causati dalla nostra stessa leggerezza e disattenzione.

La cronaca ricorda vari furti di criptovalute, uno dei più recenti e clamorosi è fruttato ai ladri un bottino da ben 500 milioni di dollari.

La mattina di venerdì scorso alcuni malfattori sono riusciti a penetrare nei sistemi informatici di Coincheck, uno dei più noti exchange di criptivalute, sottraendo senza troppi problemi monete virtuali per un controvalore di oltre 500 milioni di dollari.

Un colpo ai danni di un exchange, va detto, non mette assolutamente in dubbio la bontà della blockchain anche sul fronte della sicurezza.

Coincheck ha già dichiarato di essere pronto a rimborsare i clienti derubati usando i propri capitali, ma il danno di immagine ormai è fatto e la cosa spiacevole è che non riguarda solo la società, ma un intero ambiente in continua espansione ed evoluzione.

Il furto ai danni di Coincheck è solo l’ultimo di una serie di violazioni milionarie che stanno entrando nella storia dell’informatica, oltre che in quella del crimine.

Si stima che dal 2014 al 2015 gli hacker abbiano rubato circa 1,2 miliardi di dollari tra Bitcoin ed Ether, ma probabilmente la cifra è molto più elevata.

Negli ultimi 4 anni c’è chi stima che circa il 14% dell’intera produzione mondiale di Bitcoin e Ether sia stata a rischio o compromessa. Ormai quella del crypto hacking è una vera e propria industria parallela, con un fatturato annuale stimabile in oltre 200 milioni di dollari.