Quando si parla di Samsung vengono senza dubbio in mente gli smartphone, ma l’azienda produce molto altro, basti pensare che nel corso del 2017 è diventata il primo venditore di chip al mondo.

In particolare si tratta di processori montati su PC e server, oltre che naturalmente, su dispositivi mobili.

Nei giorni scorsi è arrivata la conferma che il colosso coreano produrrà anche chip appositamente pensati per minare criptovalute.

Se non si ha il giusto hardware minare Bitcoin o Ether non è oggi particolarmente conveniente, ma se ci si dota della giusta attrezzatura e si riesce a tenere sotto controllo il consumo di elettricità, l’attività è decisamente strategica o comunque in molti la pensano così.

TechCrunch, assieme alla testata coreana The Bell, sono stati tra i primi a segnalare l’intenzione di Samsung di entrare nel settore delle schede grafiche specifiche per il mining, ovvero le ASIC (Application Specific Integrated Circuits). Questi circuiti integrati sono sviluppati appositamente per sbloccare i codici criptati delle valute elettroniche.

Attualmente il settore è dominato dalle compagnie cinesi Bitmain e Canaan Creative, che utilizzano i processori del colosso cinese TSMC, che grazie a questi componenti ha incassato nell’ultimo trimestre ben 400 milioni di dollari. Samsung vuole spartirsi questa ricca torta e con ogni probabilità ridisegnerà gli equilibri del settore.

Oggi a frenare il mining, almeno di alcune criptovalute è anche il costo dell’hardware, bisognerà vedere come si muoverà Samsung su questo fronte e anche come risponderà la concorrenza. Una nuova era per la corsa all’oro digitale “in miniera” potrebbe essere pronta ad avere inizio.